Chi sono

Alberto Trevellin, ossia io, nasce a Padova il 16 aprile 1988, da una mamma che ride sempre e un papà che non smette di leggere Dostoevskij. Ha anche una sorella più piccola, a cui vuole un gran bene, anche se l’ha capito tardi.

È sposato con una donna necessariamente messagli a fianco da Dio, altrimenti non si spiegherebbe come possa sopportarlo e amarlo nonostante i suoi egoismi. Ogni giorno la osserva contemplandone la bellezza, di corpo e di spirito. Di più non troverebbe. Il fatto di morire gli duole un po’, poiché il Maestro ha detto che lassù non si prenderà né moglie, né marito. Ci si amerà tutti allo stesso modo, ma lui voleva amare di più lei anche nell’eternità.

Da questa santa donna ha avuto, per ora, due bambine. Una porta il nome con cui il Padre chiama il Figlio sul Giordano: Diletta; l’altra invece vanta numerosi onomastici, in particolare nel Carmelo: Teresa. Queste due creature l’hanno sprofondato in un amore nuovo e insuperabile. Ogni loro minimo gesto, a suo avviso, testimonia una struggente bellezza. Morire per loro non sarebbe sufficiente per dimostrare quanto le ami.

Nonostante sia ormai grande, padre di famiglia e insegnante, non smette di giocare. Ama correre, soprattutto in montagna, tuffarsi in fiume, quello non lontano da casa, camminare per lunghe ore.

Forse anche per questo è finito tra i bambini della scuola primaria. Senza di loro – dice – non potrei vivere, solo i bambini salveranno il mondo. Specificando, in seguito, che i bambini non sono solo i piccoli, ma anche i grandi che hanno dimenticato di esserlo.

Dall’alba al tramonto ha Dio nella testa, crede di averlo anche nel sonno, ma ne ha meno coscienza. Da questo Padre dei cieli – dice ancora – dipende tutta la mia vita e il mondo in cui amo, anche se spesso non lo ascolto.

Giorno e notte cerca, studia, in libri di teologia, poesia e romanzi di un certo tipo, un modo di avvicinarsi a lui. Ne ha infatti un enorme nostalgia, così almeno ama affermare. Solo l’amore gli dà pace. Qualche volta lo si può vedere la notte mentre osserva il cielo, anche se in realtà sta pensando al Cielo, al viaggio che là conduce.

Proprio per questo ama definirsi un pellegrino, un viandante della vita, che altro non sta facendo se non tornando verso casa. Vestito di stracci che sono i suoi difetti e di una valigia che spera, alla fine, aver riempito solo di carità.

 

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