Bacio che le tenebre fughi

| di Alberto Trevellin |

L’oscurità è sempre all’orizzonte, c’è sempre tenebra in fondo, da qualche parte, che vuole arrivare, che vuole assediare i cuori degli uomini e conquistarli. Conquistare la loro cittadella e deporvi il seme d’inimicizia. A volte arriva impetuosa, a volte vi strisca lenta, un filo nero quasi invisibile.

A volte i suoi abitanti si ritrovano le tenebre sotto i bastioni, a volte sono loro, ormai ammaliati da quell’oscurità, ad aprire una breccia nelle mura. Quasi sempre senza volerlo, come schiavi sotto la frusta di un padrone, aprono loro il pertugio e le fanno entrare, così che quelle travolgono tutto ciò che insieme avevano costruito. Perché le tenebre sempre hanno fame, sempre hanno sete. Non mangiano, divorano. Non chiedono, depredano. Non dormono mai.

Ma questa oscurità, che salendo sui bastioni del nostro cuore noi possiamo vedere all’orizzonte o sotto le nostre mura, è un essere debole, presto si ritira. Ha infatti orrore dell’amore, fugge di fronte a un bacio, un bacio vero. Batta in ritirata nel vedere due che si amano. Per questo ci sono regni in cui all’orizzonte non si vede tenebra alcuna, ma solo il sole, dall’alba al tramonto, e una pioggia buona, di tanto in tanto, per togliere la sete e nutrire la terra.

Di chi sono questi regni? Chi sono questi profeti della luce, questi arcieri dell’amore? Chi questi uomini e queste donne che hanno imparato a tenere lontano il male dal loro regno? Sono lui e lei, sono gli amanti, lo sposo e la sposa, che ancora si cingono sulle mura della propria cittadella.

Sono due che salgono, ogni giorno, sui bastioni della loro storia d’amore, sulla loro cinta muraria, che tutti gli amanti devono avere cura di costruire, per non soccombere al male, per difendere la roccaforte che hanno costruito e tutto quello che lì hanno alzato al cielo.

Sono un re e una regina che salgono in abiti nuziali, senza armi, con le loro corone, lungo le scale che portano al camminamento di ronda, fino a che arrivano in cima e vedono, vicino o lontano, dipende a che punto è il loro regno, vedono le tenebre all’orizzonte, vedono queste nere nubi che avanzano, ne sentono la forza, sentono che vorrebbero annientare loro e la loro cittadella. E i due lo sanno e tremano di fronte a quell’oscurità, perché in cuor loro sono ancora bambini.

Però hanno imparato ad amare, hanno imparato la tenerezza, il bacio e l’amplesso del loro talamo, hanno imparato che con il loro disarmato amore le tenebre arretrano, battono in ritirata, ne sono terrorizzate. Fuggono con urla agghiaccianti, squarciate da un dolore che è loro insopportabile. Fuggono da ciò che per loro è male e terrore, da quel bacio d’amore dei due amanti, mai paghi, né sazi, di essere araldi e opliti del bene.

Così ogni giorno, a qualsiasi ora del giorno, più volte al giorno, il re e la regina salgono sul bastione, spingono lo sguardo fin dove riescono e, ci sia o no l’oscurità, si prendono la mano, delicatamente si accarezzano i capelli, poi il volto, fino a quando non si stringono nell’abbraccio che solo loro conoscono, con la forza che solo loro sanno e, avvicinate le labbra, cominciano il loro lungo bacio.

Le tenebre, che hanno occhi buoni e a volte vedono anche fin dentro alle stanze più segrete del nostro castello, vedendo quel bacio arretrano. Arretrano. A volte i due riescono a farle sparire dall’orizzonte, ma non abbassano mai la guardia. Di solito sono quelli che sanno stare sui bastioni tutte le ore del giorno, per intere decadi, a praticare il loro amore, a dirlo al mondo, ad annunciare, cioè, che non quelle tenebre trionferanno, ma il loro bacio.

Come due sentinelle, controllano l’avanzare del male e lo respingono, se necessario. Con quel bacio, difendono la loro storia d’amore, la loro cittadella e quella più grande dove sono tutti i fedeli, tutti gli uomini e le donne, l’umanità intera.

Infatti, se il mondo non ci appare peggiore di quello che a volte immaginiamo, se non ci sembra che sia il male, in fondo, a condurre le redini della storia, lo dobbiamo ai baci nascosti e discreti della moltitudine di amanti che senza lame, né polvere da sparo, conducono la loro battaglia. È grazie ai loro baci, se anche noi, oggi, possiamo stringerci e sperare in quel trionfo che riusciamo appena a scorgere nelle profondità del nostro cuore, in quella gloria di numinose nubi che vediamo nei nostri giorni felici.

Forse crediamo che un bacio non possa fare questo, pensiamo che non sia possibile che due labbra che s’incontrano possano cambiare il corso degli eventi. Ma sbagliamo, sbagliamo, perché ogni volta che due labbra si sfiorano una preghiera di pace per l’umanità sale verso il cielo e, per quanto se ne dica, Dio non è sordo, non è immobile. Sono questi gesti, piccoli, quasi invisibili, raramente pubblici, che rendono il mondo un posto migliore. Sono questi baci a tenere lontano il male, a farlo arretrare, dalle nostre storie e dalla storia del mondo.

Così, se le tenebre ci spaventano, come è normale che sia, uomini ancora bambini quali siamo, ricordiamoci di questi re e di queste regine che, vicini o lontani da noi, ci difendono, senza fare rumore, senza mostrarsi, senza destare scalpore e ispirandoci a loro, ai loro baci che le tenebre fugano, saliamo anche noi di ronda e accostiamo le nostre labbra su quelle dei nostri amati.

Bacio che le tenebre fughi

e il male dai due amanti allontani

re e regina che sui bastioni si cingono

a difesa della cittadella

sentinelle e soldati del loro amore

nel mondo la tua voce diffondi

e il tuo profumo

a te nessun uomo rinunci

nessuna donna

il serpente non vedano strisciare

ai piedi della torre

né il suo bisbiglio udire

solo conducili alle loro labbra

umide

vive

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