Senza fine. Per un amore lontano dalla nostalgia

Luigi Ghirri, Alpe di Siusi, 1979

| di Alberto Trevellin |

Credo che per capire se una storia d’amore stia veleggiando bene, al di là delle normali e quotidiane difficoltà che questa può incontrare, ci si debba porre, di tanto in tanto, una semplice domanda, ovvero: vorrei tornare a come ci amavamo cinque, dieci, trent’anni fa?

È una domanda semplice, ma fondamentale per capire a che punto siamo. Chiedersi se stavo meglio allora o sto meglio adesso, fa tutta la differenza.

Se la risposta è , forse abbiamo ammainato le vele troppo presto o, magari, non riusciamo più a prendere il vento per andare avanti. Forse le abbiamo ammainate solo un po’, per cui fatichiamo e rimpiangiamo i giorni in cui il maestrale ci spingeva senza indugio. Ma se la risposta è no, significa che l’amore ha preso casa nella nostra relazione e la nostalgia ci appartiene solo nella misura in cui decidiamo di farla entrare in noi.

Lo sguardo nostalgico all’amore del passato può essere infatti come un veleno che si insinua lentamente nei nostri cuori e ci impedisce di vedere la bellezza della nostra storia nell’oggi, facendoci dimenticare che l’amore per la persona amata muta ad ogni stagione della vita.

È abbastanza assurdo, e anche relativamente immaturo, avere nostalgia di come ci si amava a vent’anni, perché vent’anni, magari, non li abbiamo più. In verità è sempre il tempo dell’amore, non c’è una decade migliore di un’altra, perché ogni decade ha le sue gioie e le sue pene. E il suo passaggio di maturità. Il tempo non fa finire una vera storia, la fa maturare. Non la annichilisce, le dà ossigeno. È come un albero che ad ogni primavera mette sempre più germogli. E fiori. E frutti.

Certo è una sfida grande quella di tenere alta la propria relazione con il passare degli anni, di non vederla spegnersi come un lumino di cera che lentamente si consuma e ad un certo punto, come perdesse il fiato, esala uno sbuffo di fumo, ultimo alito di vita, per spegnersi per sempre.

È forse la paura di tutti gli amanti, quella di perdere in breve tempo la gagliarda fiamma iniziale o quella di vederla svanire lentamente. Ma qui è come con la vita stessa: possiamo pensare di perderla, pian piano, invecchiando, oppure, ribaltando il punto di vista, credere di portarla al suo compimento definitivo, di non andare, quindi, verso la sua irrevocabile estinzione, ma verso la sua origine. Ma per questo passo, che è un passo in più importante, ci vuole la fede.

A tal proposito mi torna in mente una famosa canzone di Gino Paoli e Ornella Vanoni, Senza fine, che in pochi versi, miracolo della poesia e dell’arte, riesce a dire più di un trattato.

È una canzone che non ci si stanca mai di ascoltare, di cantare, di dedicare, virtù che solo i classici possiedono. È la storia di due che si amano, è vero… ma se provassimo a cambiare sguardo, e orecchio? Se provassimo a pensarla come canzone dedicata a Cristo, non dico tutti i versi, solo alcuni, suonerebbe meno vera? I primi, per esempio:

Senza fine
Tu trascini la nostra vita

Senza un attimo di respiro…

Immaginiamo che siano due sposi a dedicare a Cristo quelle prime parole, due che credono che solo da Lui possa arrivare linfa buona e vitale per la loro vita. Sembrerebbe una dedica inopportuna? Perché, penso, è solo nel momento in cui riusciamo a dedicare versi come questi a Cristo che possiamo sentire la loro verità, il loro incarnarsi, anche nella nostra storia, così da cantare alla persona che amiamo senza fine

Com’è, infatti, una storia d’amore che trova il proprio modello da seguire in Cristo? Non può che essere senza fine. Una volta che due amanti decidono di seguire insieme il Maestro, il loro amore non può che virare verso l’infinito, quasi trascinati da Lui… Tu trascini la nostra vita… ma non nel senso che Cristo ci costringe a stare nella nostra storia controvoglia e malvolentieri, ma nel senso che, siccome abbiamo scelto di farlo entrare nelle nostre vite, viene a darci man forte, non un banale aiutino. Si è trascinati in questo amore senza un attimo di respiro e questo essersi ancorati a Lui rende la nostra storia un attimo senza fine, capace di accarezzare l’eterno. Perché chi può davvero rendere senza fine la nostra storia se non colui che non conosce fine? Chi può davvero tenerla per mano, trascinarla lungo gli anni? A chi, veramente, possiamo dire tutto è ormai /nelle tue mani se non a colui che regge il cosmo intero, con le sue stelle e con le nostre? Chi, se non Cristo stesso, può veramente rinnovare il nostro amore e impedirci di avere uno sguardo nostalgico e un cuore pieno di rimpianti per i giorni ormai trascorsi?

Poter attingere a questo senza fine è certo una sfida, forse impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio (Mc 10,27).

La sforzo è modellare sempre di più il proprio amore su quello che è stato, ed è, l’amore di Cristo. Modellarlo sul suo esempio. Ma siamo creta o siamo marmo? Ci modelliamo da soli o è Cristo che ci modella, che ci perfeziona? È un’operazione che Lui può compiere in noi solo se apriamo una porta, se gli lasciamo mettere le sue mani sulle nostre mani, sulla nostra vita, vita che tante volte teniamo ben stretta, arroccandoci su una torre che rendiamo inaccessibile persino a Dio.

Solo con Cristo ci si può volgere al passato della propria storia d’amore senza la nostalgia dei bei tempi andati, passati, forse morti per sempre, ma con la gioia di chi sa di aver fatto bene e che la strada da percorrere insieme è ancora lunga. Così, con questa fede, voltandoci, il nostro desiderio non è quello di tornare indietro, ma, piuttosto, di gioire nel vedere quanto abbiamo camminato assieme, quanto amore ci siamo dati, soprattutto, quanto questo sia cresciuto.

Se il nostro amore è amore innestato in Cristo non avremmo mai davvero nostalgia del passato, perché sempre troveremo nel presente nuova fiamma. Certo, potremmo ricordare alcuni momenti trascorsi assieme, magari qualche viaggio o esperienza che non potremo più rifare, ma questo non ci toglierà davvero la speranza, e quindi la capacità, di rinnovare sempre il nostro affetto. 

Innestato in Cristo l’amore non diminuisce, non si svuota come una bottiglia di vino qualsiasi, ma, piuttosto, ogni giorno quella bottiglia la troviamo colma, a volte tracimante. E noi la beviamo, la offriamo, versiamo agli altri, a volte ci sembra che possa finire ma poi, il mattino seguente, la troviamo di nuovo piena.

È come il buon vino, l’amore radicato nella vite che è Cristo stesso. Migliora, non va a male. Se siamo davvero suoi tralci, con gli anni non lo perdiamo, non sentiamo il suo svuotarsi, ma il suo aumentare, il suo compiersi sempre di più, il suo inverarsi, diventare sempre più autentico, in un certo senso.

Se c’è fede, se questa è saldamente ancorata alla sua origine, gli amanti nulla hanno da temere di fronte al progredire del tempo che segnerà il loro legame.

L’amore in Cristo, infatti, si perfeziona con gli anni e, allo stesso tempo, perfeziona gli sposi, al punto che non si vorrebbe tornare indietro, a quelli che solitamente vengono definiti “i tempi d’oro”, i migliori anni della nostra vita, come cantava Renato Zero in un altro grande brano della musica italiana.

Per noi vale il contrario, vediamo l’inizio del nostro amore, gli anni dell’adolescenza, quelli della piena giovinezza, della maturità, ma non vorremmo tornarci, perché significherebbe tornare ad un amore che non è maturo come ora, né grande come solo il buon Dio lo può rendere. Sarebbe come fare un passo indietro, anziché in avanti.

Alcune volte anche io mi pongo la domanda dell’inizio e m’immagino di tenere per mano mia moglie, di voltarmi lungo la strada. Per un attimo ci fermiamo e, volgendomi indietro, mi accorgo di non provare nostalgia. Sorrido nel vedere il lunghissimo tratto ben assolato percorso con lei, gioisco nel pensare che le tempeste non ci hanno mai fatto affogare, ma ci hanno aiutato a capire come si fa a resistere dentro quella furia.

Mi ritrovo a dirmi: Guarda quanto anche allora ci amavamo.

Poi una voce interiore: Ma era più di adesso?

E la risposta è sempre: No, ora è più grande.

E quindi?

Quindi avanti sempre, con Lui, “Senza fine…”

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