Enzo Bianchi – Gesù e le donne

Gesù e le donne

 

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Ripensare il ruolo della donna nella chiesa dovrebbe essere oggigiorno ovvio e scontato, eppure da più parti si frena questo entusiasmo, questo atto doveroso.

Secondo alcuni mancherebbero i fondamenti biblici, neotestamentari in particolare, per permettere un impegno non tanto più attivo – di donne nelle parrocchie ce ne sono moltissime e hanno un ruolo fondamentale nel mantenerle vive, in piedi – continua a mancare, piuttosto, una reale possibilità di accedere

al sacerdozio e al diaconato.

Enzo Bianchi, con la semplicità e linearità che gli sono proprie, cerca di far chiarezza sulla questione, dimostrando, esempio dopo esempio, che non esisterebbero motivi realmente validi per escludere le donne dalla diakonia nella Chiesa, una diakonia alla pari degli uomini, ben inteso.

Il priore di Bose prende così in esame tutti gli incontri che Gesù ebbe con le donne lungo il corso della sua vita, escludendo Maria, sua madre, che costituisce un caso a parte.

L’autore fa notare che la donna, nel mondo ebraico, viveva una situazione di grave disagio e sottomissione, venendo esclusa da quasi tutta la vita pubblica e religiosa d’Israele.

Gesù, che pur proveniva da quella cultura, fu «capace di scardinare questo schema di ingiustizia a dimensione planetaria e che non conosce stagioni: solo Gesù l’ha interrotto, per la breve durata della sua vita terrena, ben presto misconosciuto in questo dai suoi stessi discepoli!»

L’analisi prosegue mettendo in luce come al seguito di Gesù non ci fossero solo discepoli ma anche discepole, cosa inaudita per l’epoca. Il gruppo di Gesù, la sua comunità di base, doveva pertanto essere composta da alcuni apostoli e da alcune apostole, anche se utilizzare questa terminologia nei confronti delle donne è rischioso, poiché non è così chiaro se queste siano state davvero “inviate” (apostoloi).

Se molte informazioni mancano su di esse, se molto non si dice sulla loro partecipazione attiva nel gruppo di Gesù, per Bianchi è dovuto al silenzio, voluto, degli evangelisti. Insomma anche i santi scrittori devono aver avuto un certo prurito nel mettere per iscritto che sì, anche alcune donne facevano parte della sequela di Gesù. Eppure «la fede pasquale è stata annunciata prima di tutti dalle donne discepole: proprio loro sono state apostole di Cristo per gli apostoli.»

Solo Giovanni sembra dare un peso maggiore alla figura femminile al seguito di Gesù.

Tra le donne che s’incontrano nel quarto Vangelo, Bianchi sottolinea anche le figure di Marta e Maria. Colpisce, perché è stato sempre sotto gli occhi, ma mai ci si è davvero fermati a riflettervi, che proprio Marta faccia una professione di fede come, se non più completa, di quella di Pietro.

Tante volte si discute e ci si sofferma sulla grande professione di fede di Pietro «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16,16), ma quanto volte si fa altrettanto con le parole di Marta, che a una domanda di Gesù di fronte alla tomba di Lazzaro, suo fratello, afferma «sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo» (Gv 11,27)? Non è anche questa una vera professione di fede, dello stesso peso di quella di Pietro?

Questo è solo uno dei molti aspetti analizzati dal priore di Bose che, amaramente, conclude: «la legge vigente nell’ordine sinagogale riappare imperante nella comunità dei discepoli di Gesù, mentre la specificità cristiana si annebbia e viene contraddetta. L’affermazione “non c’è giudeo né greco […] non c’è maschio né femmina” non trova più la possibilità di ispirare e di plasmare la forma della Chiesa. Così la donna cristiana, liberata da Gesù e rivestita della sua piena dignità, è tornata ben presto ad essere imbrigliata nelle immagini della tradizione patriarcale: seduttrice, peccatrice, creatura che si può salvare se è madre che partorisce figli nel dolore o vergine per essere assidua con il Signore».

L’idea ebraica della donna, nonché quella romana, avrebbero pertanto soffocato sul nascere la grandissima novità iniziata dal rabbi di Nazaret, per il quale l’elemento discriminante non era tanto l’essere uomini o donne, ma l’aver molto amato o meno.

Enzo Bianchi

Gesù e le donne

Einaudi (2016)

Pagg. 136

Euro 17,00

http://www.einaudi.it/speciali/Enzo-Bianchi-Gesu-e-le-donne

 

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