Jean Echenoz – CORRERE

correre

Jean Echenoz

CORRERE

Jean Echenoz è uno scrittore francese nato a Orange nel 1947 che ha scritto un libro di 148 pagine dall’emblematico titolo Correre. Si sbaglierebbe però chi pensasse trattarsi di un manualetto sulla corsa. Errato. Correre è semmai un breve poema epico-cavalleresco, se così possiamo paragonare. I cavalli infatti non ci sono, ma c’è, nella storia, qualcuno che corre come un cavallo: Emil Zàtopek.

Emil Zàtopek (Kopřivnice, 1922 – Praga, 2000) è stato un dei corridori più forti che la storia dell’atletica abbia mai avuto, un uomo dotato di un talento immenso, capace di vincere tre medaglie d’oro a Helsinki nel 1952, e non su 100, 200, 400 metri, ma su 5000, 10000 e maratona. Un fenomeno.

Echenoz con una prosa squisita, in un ritmo serrato, con un tono ironico che soggiace in ogni riga del testo, appassiona il lettore alla figura leggendaria di questo corridore cecoslovacco. Il libro si legge tutto d’un fiato, proprio come un 5000, quasi si stesse correndo con lui, con il grande Emil Zàtopek, la locomotiva umana.

Si parte dagli albori del giovane ceco, quando faceva scarpe per Bata, quando ancora non voleva corre e a chi gli proponeva qualche competizione diceva “di no, che preferirebbe di no, che la cosa non gli interessa e che per carità di gare non vuole nemmeno senti parlare. Ma sappiamo com’è fatto Emil, dice di no e intanto sorride. Sorride sempre, comunque, quindi lo trovano simpatico, quindi insistono. Si fa pregare ma si lascia convincere facilmente, e questa debolezza se la rimprovera per un po’. Ha voglia a spiegare che non se la sente di andarci, non riesce mai a rifiutare a lungo. Vabbè, finisce per cedere, d’accordo. E ci viene. Quel che non aveva previsto è che dopo un po’ comincia a piacergli.”

Da questo momento si attraversano i grandi successi, il sostegno e i limiti imposti dal partito comunista, le glorie mondiali di un uomo che corre sempre, malissimo, dicono tutti, ma vince. Ma anche per i campioni, seppur lentamente, comincia il declino che, da gran signore, Zàtopek accetta con umiltà. Non riesce a star fermo e appoggia la primavera di Praga, il partito lo radia, perde ogni incarico, viene spedito nella miniera di uranio a Jachymov, infine rientra come spazzino. Ma Emil è troppo famoso per fare lavori pubblici e per il partito può essere un danno d’immagine mostrare alle folle come hanno ridotto il loro mito Emil Zàtopek.

Così la storia si conclude con un Emil archivista al Centro di documentazione dello sport di Praga, dove morirà nel 2000.

Un libro squisito, limpido, veloce come una corsa appunto. Un libro, quello di Echenoz, che sa narrare una faccenda, quella dell’atletica, che non è da tutti, o perlomeno non è da tutti appassionare e catturare gli occhi del lettore che, voltata l’ultima pagina, avrebbe voluto leggerne un’altra, invece no. Ma va bene così.

Jean Echenoz

CORRERE

Adeplhi (2014)

Pagg. 148

Euro 10

https://www.adelphi.it/libro/9788845929199

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